Domanda interna e innovazione

Domanda interna e innovazione

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rivisto al ribasso negli ultimi giorni le prospettive di crescita dell’Italia per il 2019. Con una crescita del PIL pari a 0.1%, il nostro paese si trova ai margini di una nuova recessione economica.

La scarsa crescita italiana è principalmente dovuta a due fattori: bassi investimenti e domanda interna stagnante. L’export, diversamente, rappresenta l’unico fattore oggi in grado di tenere a galla l’economia italiana.

Il problema di una domanda interna decrescente non si ferma tuttavia ad un mero calcolo macroeconomico, ma riguarda anche la capacità innovativa delle imprese italiane.

Qual è la relazione tra domanda interna e innovazione, vi chiederete?

In ottica di sviluppo di nuovi prodotti, una domanda ‘di prossimità’ di valore riveste un ruolo chiave nel qualificare l’offerta finale. La presenza di una domanda interna di qualità,  stimola la competitività delle imprese, le quali avranno un incentivo maggiore a creare soluzioni innovative per il mercato.

Di contro, una domanda stagnante e con un potere d’acquisto limitato sarà orientata a comprare prodotti sostitutivi, generalmente a basso costo e difficilmente Italiani. Una domanda interna stagnante, inoltre, rischia di compromettere nel lungo periodo la tenuta delle esportazioni.

Particolarmente nei confronti di prodotti e servizi ad alto costo, il consumatore ‘high-end’ internazionale si aspetta di trovare la medesima offerta acquistata dal consumatore locale. È questo un processo di validazione indiretta che riveste un ruolo molto importante nella creazione di brand reputation per i nostri prodotti nel mondo.

Il problema della debole domanda interna ha implicazioni molto più ampie di quello che generalmente si è portati a credere.

Se nel breve periodo la preoccupazione principale riguarda la crescita del PIL del paese,  nel medio-lungo periodo il rischio è di compromettere la capacità innovativa e il posizionamento di molte imprese italiane.

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