E-Health in Italia

E-Health in Italia

Negli ultimi anni lo studio dei settori industriali che saranno cambiati (o rivoluzionati, per usare un linguaggio consono al mondo start up) dal progresso tecnologico è diventato uno degli ambiti di maggior interesse per i business analyst mondiali.

Assieme alla finanza, settore dove oggi proliferano numerose nuove attività cosiddette fin-tech, il settore della sanità sta ricevendo particolare attenzione da parte di investitori e innovatori.

Negli Stati Uniti, in particolar modo, nuove imprese operanti nel settore healthcare hanno registrato negli ultimi mesi delle performance finanziare di grande rilievo.

Una misura per comprendere lo stato di salute e la vivacità di un settore ci viene offerta dallo stock di investimenti in nuove attività d’impresa. In questo senso, è interessante notare come il totale degli investimenti globali diretti a nuove imprese dell’healthcare sia raddoppiato dal 2015 al 2017, passando da 6.2 a 11.5 miliardi di dollari.

Tra i paesi leader in questo ambito competitivo troviamo gli Stati Uniti e la Cina, Paese quest’ultimo che si sta muovendo con decisione verso una radicale trasformazione tecnologica e digitale.

E l’Italia? Come in molti ambiti hi-tech, le nostre imprese (ancora) non eccellono, anche se non mancano dei casi di successo di grande interesse.

Come Genenta, una nuova impresa avviata nel 2015 presso il San Raffaele che ha raccolto nel 2017 investimenti per 7 milioni di euro. Secondo gli operatori del settore, mancano tuttavia oggi in Italia dei fondi di investimento specializzati nel settore healthcare.

In un contesto nel quale l’innovazione richiede ingenti investimenti in ricerca e sviluppo, questo limite emerge come un importante freno alla crescita dell’ e-health in Italia.
Tra i fattori e le risorse da cui partire ci sono certamente la tradizione medica italiana e l’efficienza del nostro sistema sanitario.

La tecnologia, in questo senso, non andrebbe vista solamente come un elemento di distruzione di settori maturi ma, semmai, come un fattore abilitante il progresso scientifico ed economico.

L’incontro tra l’eccellenza medica italiana e la tecnologia andrebbe dunque programmato e favorito attraverso delle iniziative che non sempre presuppongono investimenti multi-milionari.

Potrebbe essere utile partire da un paio di semplici domande: quanti incubatori di nuove imprese esistono oggi presso o a supporto degli ospedali Italiani? O quanti corsi di business o di IT sono offerti a medici e ricercatori?