Lavorare sul gender gap si può

Lavorare sul gender gap si può

Nei giorni scorsi ha trovato molto spazio nella stampa internazionale la decisione dell’astro nascente della politica giapponese Koizumi di prendersi due settimane di congedo per paternità. La scelta del 38enne giapponese è particolarmente rilevante in quanto accade in un paese dove il gap di genere è ancora piuttosto marcato. E’ una lezione quella che ci arriva dal Giappone che offre importanti spunti di riflessione al contesto socio-economico italiano, dove i progressi volti a ridurre il gender gap iniziano  a manifestarsi. Tuttavia, osservando le statistiche pubblicate dall’European Institute for Gender Equality, rimane evidente come il percorso iniziato dal nostro paese presenti ancora dei margini di miglioramento molto ampi. In particolare:
  • L’Italia registra un gender equality score di 63/100, classificandosi al 14° posto tra i paesi dell’Unione Europea;
  • Complessivamente, il risultato italiano e’ di 4.4 punti inferiore alla media europea;
  • Il trend italiano è però in crescita e dal 2005 al 2017 l’Italia è il paese che ha migliorato maggiormente il proprio score (+13.8%).
All’interno di questo scenario, particolarmente interessanti sono i dati relativi all’ambiente lavorativo. Anche in questo caso, il gap di genere in Italia rimane ancora piuttosto evidente:
  • Solo il 30.7% della popolazione femminile ha infatti un’impiego full time, contro una media europea del 40.8%;
  • La durata media della vita professionale per una donna in Italia e’ di 26.8 anni, circa 7 anni inferiore rispetto alla media europea;
  • Inferiore è la differenza con la media europea rispetto alla possibilità di assentarsi dal lavoro per impegni familiari (19.3% in Italia vs. 22.8% in Europa).
Tags: