Le difficoltà di Apple in Cina riguardano anche noi

Le difficoltà di Apple in Cina riguardano anche noi

I recenti dati sulle vendite di Apple in Cina hanno trovato ampio spazio sui media locali e internazionali nei giorni scorsi.

Tra le varie interpretazioni offerte dagli analisti, ci é sembrata particolarmente esaustiva quella offerta dall’investitore Alberto Forchielli a Forbes Italia.
Ragionando sulle difficoltà (e le cause) del rallentamento di Apple in Cina, è possibile individuare alcuni aspetti che, a ben vedere, potrebbero interessare nel prossimo futuro le performance delle imprese italiane nel mercato cinese.
In primo luogo, il calo delle vendite di Apple getta ulteriore luce sulla ormai più che presunta contrazione del mercato interno cinese, condizione questa già evidenziata da i principali player dell’automotive mondiali.

Minori acquisti di Apple potrebbero dunque significare minori acquisti di prodotti premium del Made in Italy? Forse, ma non necessariamente.
Un secondo aspetto da tenere in mente è infatti la forte crescita delle imprese cinesi proprio nel campo degli smart device (Huawei, Foxconn, Xiaomi per fare alcuni nomi), settore questo ormai maturo e quindi soggetto ad una competizione sempre più aggressiva sul prezzo.

La Cina, più in generale, sembra ormai orientata ad allontanarsi dalla produzione di beni di consumo low-tech e di investire in tecnologia e IT.

È questa paradossalmente una buona notizia per tutte quelle imprese italiane (e sono migliaia) specializzate in produzioni low-tech come l’abbigliamento, la pelletteria, il food & beverage e l’arredamento. Avere minori concorrenti e imitatori cinesi aprirebbe nuove opportunità di mercato, in Cina ma non solo.

Il terzo e ultimo punto è tuttavia meno positivo e riguarda il cambiamento strutturale che sta interessando molte catene globali del valore.

Le crescenti tensioni tra Cina e Usa e il rallentamento del commercio internazionale non significa necessariamente la fine delle multinazionali; semmai favorisce una nuova modalità di pensare al business globale, meno legato alle esportazioni dirette e sempre più vincolato agli investimenti diretti all’estero.

Vendere in Cina, dunque, potrebbe sempre di più diventare una partita aperta a coloro che saranno in grado di insediarsi e presidiare il mercato dall’interno. Anche attraverso l’avviamento di sedi produttive in loco.